Le Grotte della Scrittura

Aprire un blog non è mica cosa semplice. Nel senso, aprirlo non è neanche complicato, è poi scriverci con costanza che richiede un impegno che un po’ mi intimorisce…

Allora ho chiesto aiuto a quello che, tra tutti i miei amici, è sicuramente il più saggio: il saggio Dodgson.

1. Su come sono venuto a conoscenza delle Grotte della Scrittura…

Pur avendo una storia apparentemente simile alla mia (è nato e vive a Roma dal 1986, ha studiato in scuole metafisiche fino alla maturità, frequenta luoghi, vede gente etc…) il saggio Dodgson ha maturato nel corso degli anni una sapienza arcaica a me sconosciuta. I suoi occhi sembrano racchiudere in sé le variegate sorti della scienza dall’origine dei tempi alla scoperta di internet. Conoscenza millenaria che il Dodgson condensa in fulminee sentenze oracolari (talvolta, invero, di difficile decodifica).

  • “Bella saggio Dogson…”
  • “Oh…”
  • “Ho chiesto udienza per esporti un problema che mi sta molto a cuore…Come sai, ho deciso di aprirmi un blog!”

Il Dodgson si volta, fissandomi serio negli occhi (abbiamo una diapositiva dell’evento…):

dodgson

  • “…ehm…ecco…il blog l’ho anche aperto, ho ripostato alcuni articoli di vecchia data, dei lavori realizzati e così via…”
  • “…”
  • “…ecco però…ho come il timore di non essere in grado di seguirlo…di non riuscire a trovare ogni volta l’ispirazione per i post…”
  • “…”
  • “…ecco…tu sai…scrivere non è per nulla semplice…e se non riuscissi a trovare l’ispirazione?”
  • “…”
  • “…dico…ma è poi vero che so scrivere?”
  • “…”
  • “Non so…Forse conviene che lascio perdere prima di imbarcarmi in questa cosa…”
  • “…”
  • “Allora volevo chiederti un consiglio…sapere tu come la pensi…per esempio, da dove nasce la scrittura? Cosa rende vera una parola?”
  • “…”
  • “Oh Dodgson…Ci sei?”

dodgson

  • “Hai capito che intendo? Mi puoi aiutare?”
  • “…”
  • “Dooodgsooon!!! Doooodgsoooon!!! Dì qualcosa!”
  • “Sì stai calmo però…ma certo, il tuo problema è semplice, dobbiamo andare nelle Grotte della Scrittura
  • “Le che? Grotte della scrittura? E cosa sono? Dove si trovano?”
  • “…”
  • “Oh, Dodgson!” – Dico scuotendogli il saggio braccio
  • “Dimmi…”
  • “Che sono le Grotte della Scrittura?”
  • “Ci vediamo domani alle tre nel mezzo del Parco degli Orti. Abbiamo organizzato un’esplorazione”
  • “Ah! Bello! Ma “abbiamo organizzato” chi?”
  • “…”
  • “Vabbè daje, a domani…”
2. Di come sono finito nelle Grotte della Scrittura

Alle tre del giorno successivo al primo mi presento puntuale nel mezzo del Parco degli Orti. Il Dodgson giunge pochi minuti dopo avvolto in un’aura di saggia flemma che dà al suo saggio incedere sbilenco una sognante saggezza. Mi fa un cenno, che significa: “seguimi”.

  • “Senti saggio Dodgson…Ieri non son riuscito a chiederti…ma tu sai dove stiamo andando?”
  • “No”
  • “…No?…Come no? Voglio dire…Come ci arriviamo alle Grotte della Scrittura?”
  • “Abbiamo una guida”
  • “Ah no bene, mi stavo preoccupando…Non per niente eh, è che ti ricordi quella volta che ci siamo ritrovati…”

Non riesco a terminare la frase perchè il Dodgson “velocizza” il passo “all’improvviso” per raggiungere una variopinta brigata che chiacchiera all’ombra di un pino secolare.

Seduto su un antico marmo romano un serio signore di mezza età traccia linee in aria con la mano accalorandosi sul ’68 e sul brigatismo…si rivolge ad una donna seduta a terra a gambe incrociate.

Il tipo mi fa fiducia, scoprirò poi che si chiama “Gordlinger” e vive da vent’anni su una palafitta nel mezzo di un laghetto artificiale in provincia di Viterbo. Dicono che hanno fatto anche un sito sulla sua particolare abitazione.

Mi colpisce una coppia di ragazzi vestiti con colori sgargianti che afferma di nutrirsi di sole arance, per contrastare lo sfruttamento massivo del territorio. Entrambi vagano per il Parco degli Orti (notoriamente colmo di serci) a piedi scalzi.

Mi avvicino, in realtà latamente preoccupato, al saggio Dodgson.

Sussurro…

  • “Dodgson, pssss Dodgson!…Senti ma la “guida”…la guida quando arriva?”
  • Il Dodgson mi fa un cenno, che significa: “E’ lui, è LUI la guida”
  • Mi volto a guardare…………
  • La guida

  • Ah vabbè, apposto…

Dopo brevi presentazioni LUI si incammina e noi lo seguiamo. Percorriamo le valli dell’Essere ed oltrepassiamo coraggiosi le paludi della Tristezza.

Le paludi della tristezza

Le paludi della tristezza

A metà del cammino LUI si volta e dice:

  • “Siamo quasi arrivati! Ah ma vi volevo chiedere…Ma ce l’avete la torcia?”

Mi volto verso il saggio Dodgson che mi guarda e fa un cenno; un cenno che significa:

  • “No cì, nun ce l’avemo la torcia, famo cor cellulare”.

Non importa, ci siamo. Siamo all’ingresso delle Grotte della Scrittura, proprio a sinistra del grande albero della Tecnica.

Gordlinger non resiste alla tentazione, rompe gli indugi e si lancia impavido dentro le grotte. LUI, con l’unica torcia, lo segue facendoci strada. Io seguo il saggio Dodgson.

L’imbocco è piccolo e dobbiamo chinarci poggiando le mani alle pareti. Pareti che si sgretolano al solo sfiorarle…i passi affondano in una specie di soffice terriccio, sembra di camminare sulla gommapiuma…

Tiro fuori il cellulare per fare luce…Non si vede una benemerita. Il buio.

Foto dell'ingresso della Grotta della Scrittura, fatta dall'interno

Foto dell’ingresso della Grotta della Scrittura, fatta dall’interno

  • “Saggio Dodgson! Dodgson! ‘Ndò x@xx@ stiamo andando?”
  • “…”

Saranno trecento metri che proseguiamo quando vediamo Gordlinger visibilmente preoccupato che torna indietro…affannato riesce solo ad ansimare:

  • “No è bello eh…sono andato molto più giù…Non si vede niente…però…comunque è pieno di cunicoli…Io comunque torno a casa eh, ci si vede…”
  • “Dodgson…Saggio Dodgson” – Faccio io – “Torniamo indietro anche noi!”
  • “…”

Decidiamo di proseguire. Ci sono dei bivi, andiamo prima a destra, poi dritti…poi a sinistra e di nuovo a destra…o era a sinistra?

Oddio mi sono perso…

  • “Dodgson! Ma tu ti ricordi la strada per tornare?”
  • “C’è la guida”
  • “Ma dov’è? Dov’è finita la guida?”
  • “Non lo so”

Mi volto e chiamo:

  • LUIIII! Gordlinger!!!! Dove siete?”

Niente. Nessuno risponde.

  • “E mò? E mò che famo saggio Dodgson?”

Mi fa un cenno, che non vedo, ma che sicuramente significa: “andiamo avanti!”

Camminiamo seguendo l’istinto per circa dieci minuti, il saggio Dodgson avanti, io dietro.

3. Il magico Dodgson
  • “Eccoci!” – Esclama Dodgson con “entusiasmo”.

Mi affaccio timoroso all’ennesima apertura della grotta. C’è una stanza. Una fenditura nella roccia lascia passare un raggio di sole che ci permette di vedere qualcosa.

  • “Bene, Alka. Siamo giunti. Questa è la più segreta e profonda delle sale delle Grotte della Scrittura. Qui avrai le tue risposte. In questa stanza vivono i grandi scrittori e pensatori del passato”
  • “Cosa??? Cosaaaa??? Senti Dodgson…ho capito…manca l’aria…è una cosa bella però…è tuttapposto…Ho un sacco di idee per il blog…Non preoccuparti…Ma a te ti prende il cellulare, forse è il caso di chiamare aiuto…”
  • “Esatto! Chiamiamo aiuto!”

Il saggio Dodgson con gesto “veemente” alza le mani e incomincia a straparlare:

  • “…Doribimus destiantes safragola…Cum potientzi sarabander arcesilaios, ut requierum dovitiosis…”
  • “Oh! Oh Dodgson…Hai finito? Ma ti prende il cellulare?”
  • “…lorem ipsum sic quaternibus costructionibus in plausure vobis nostris…”
  • “…Dodgson…Dodgson…Dai andiamo che forse da lì riusciamo a uscire…”
  • “…dolor sit amen quia possunt vadaverunt in secula destiantes inculorum projectis vobis…”
  • “Oh dai Dodgson nun me fa così che mi agito…e qui non c’è nessuno…non ti preoccupare del blog, non importa…”

Dall’angolo più buio della stanza sento un rumore.

  • LUI sei tu?”

La figura si muove nell’oscuro e si avvicina a noi. Mi sporgo in avanti per vedere meglio…

  • LUI? LUI sei tu?”
  • “Il mio nome è Aristippo, Enrico Aristippo

Il panico.

Mi volto verso il saggio Dosgson che mi fa un cenno che significa: “Sono un po’ interdetto”.

  • “Sono Enrico Aristippo, sono nato a Catania, nel dodicesimo secolo. Chi mi ha evocato???”

Inizio a capire. Mi volto allibito verso il saggio Dodgson…

  • “Hai…Hai…Hai evocato tu qui…”
  • “Aristippo, Enrico Aristippo” – Dice solenne l’evocato.
  • “Eh, grazie, chiedo scusa…volevo dire, saggio Dodgson…il signor Enrico qui, l’hai evocato tu?”
  • “Sì”
  • “Ma…ma…ma come hai fatto?”
  • “…”
  • “E perchè poi?”
  • “Non volevi sapere della scrittura?”
  • “Sì ma non pensavo…insomma non credevo…Non c’era bisogno qui di scomodare il signor…”
  • “Aristippo, Enrico Aristippo” – Ribadisce l’evocato.
  • “Eh appunto…voglio dire…ti ringrazio ma io…non intendevo questo…cioè mi serviva solo un consiglio…adesso noi qui…nella grotta…voglio dire…che je raccontamo mò ad Aristippo?”
  • “Ah non lo so…Io volevo evocare Platone. Però lo sai col greco non ci prendo tanto”
  • “…”

L’evocato interviene bruscamente:

  • “Io sono Aristippo, Enrico Aristippo. Grande traduttore di Platone.”
  • “Ah ecco!” – esclama “radioso” il saggio Dodgson – “Lo sapevo che doveva esserci un errore!”

Ci ritroviamo così, senza niente da dire, senza tante parole, io Dodgson e Aristippo.

  • “Allora facciamo così” – continua il saggio Dodgson – “Il mio amico Alka ha un problema con la scrittura per questo pensavo di chiedere aiuto a Platone. Senza offesa eh, ma lei proprio non la volevamo disturbare. Ormai però ci ritroviamo in questa situazione…quindi io pensavo…potrebbe fingere di essere Platone?”
  • “Fingere di essere Platone?”
  • “Sì insomma lei alla fine è un grande studioso…”
  • “Sono Enrico Aristippo, grande traduttore di Platone”
  • “Ecco appunto…Immagino che per lei non sia un problema se Alka le fa alcune domande…”
  • “Nessun problema, sono Enrico Aristippo, grande traduttore, e farò finta di essere Platone”
  • “Bene!”

Dodgson mi guarda e mi fa un cenno. E vabbè, famo sta fiction…

  • “Signor Platone la ringrazio di essere qui quest’oggi. E’ un grande onore per me poterla conoscere…ho studiato tanto le sue opere, sono molto emozionato…Ecco io volevo chiederle dei consigli sulla scrittura, lei ha scritto molti libri così importanti che li leggiamo ancora oggi…Che cosa consiglierebbe ad un giovane scrittore?”
  • “Dici il vero giovane amico” – risponde Platone con fare ammiccante – “E’ per me un grande piacere essere qui quest’oggi, sapete sono secoli che non vedo più dei giovani allievi…”
  • “Beh, ora allievi…non esageriamo…”
  • “Voi sapete” – prosegue Platone sorridendo – “Che per diventare adulti bisogna fare tutto un percorso…C’è bisogno di una lunga educazione, mentale e…”
  • “…”
  • “…e fisica! Un percorso che richiede grande impegno e devozione…”
  • “No guardi, signor Platone, noi, credo di parlare anche a nome del saggio Dodgson, abbiamo già dato…non si preoccupi…una la lunga educazione…una lunga educazione che poi comunque, è molto cambiata nel corso dei secoli e…insomma, se lei potesse attenersi alla questione della scrittura…”
  • “Fanciulli!” – Esclama Platone allungando una mano verso il saggio Dodgson – “Lunga è la strada che porta alla conoscenza!”

Il saggio Dodgson blocca “repente” la mano del finto filosofo, reale Arcidiacono, immedesimatosi fin troppo nella parte…

  • “No senta, facciamo a capirci, sommo Platone…io qui devo solo aprire un blog…”
  • “Un cosa?”
  • “Un blog, una specie di diario, però online…”
  • “onCosa?”
  • “Online…ma non importa…diciamo, ecco, un diario pubblico…in cui scrivere per tutti…per questo le chiedevo…lei ha scritto così tanti testi…come ha fatto?”
  • “Orbene dolce fanciullo, se è solo questo che ti interessa… … E’ solo questo che ti interessa?”
  • “Sì Platò, solo questo…”
  • “Allora la risposta è semplice. Osserva ciò che hai intorno. Io ho iniziato a scrivere sul mio maestro, Socrate. Ed in secondo luogo, guarda alle idee…”
  • “Oh, bene! Ecco sulla prima cosa siamo d’accordo. Sulla seconda però…questo fatto delle idee…io non ho mai ben capito…”
  • “Le idee! Guarda alle idee!”
  • “Ricevuto. Ma cosa sono queste idee? Se ne sentono tante in proposito…Me lo dica lei…Una volta per tutte!”
  • “Le idee…le idee…Non sai cosa sono?”
  • “Sì certo, tutti abbiamo delle idee, ma mi sembra che lei intendesse…”
  • “Le idee! Le idee! Che significa “tutti abbiamo delle idee”! Cosa dici sciagurato!”
  • “No appunto volevo dire…che lei mi sembra abbia un’idea un po’ particolare…”
  • “Le idee!! L’idea del Bene! L’idea della giustizia! Ma l’hai letta la Repubblica disgraziato??
  • “Sì…sì…l’ho letta…però voglio dire, lei sembra pensare, nei primi libri…che le idee esistano realmente! Cioè che siano, non so come dire delle “cose”…non so se mi spiego…”
  • “Delle cose!!! Ma cosa dici???”
  • “Degli “enti” ecco! Degli enti volevo dire…non si arrabbi signor Platone…”
  • “Degli enti! Certo degli enti!”
  • “Ecco…questo volevo dire, lei sembra credere che le idee abbiano una reale esistenza ontologica…cioè…insomma…che stiano da qualche parte”
  • “Certo!”
  • “No ma come certo…”
  • “Certo che ci sono realmente…”
  • “E dove stanno?”
  • “Nell’iperuranio!”
  • “Ah beh…”

Mi volto verso il saggio Dodgson. Lui fa un cenno che significa: “E vabbè che vuoi da me?”

  • “Va bene, credo di aver capito signor Platone questa cosa delle idee…”
  • “No, che non hai capito! E’ un pensiero molto profondo! In esso è il segreto della conoscenza!”
  • “Ma certo…ma certo…i “gradi della conoscenza” e tutto il resto…la ringrazio moltissimo….è stato davvero un piacere…”
  • “L’idea del Bene è la più degna delle idee!”
  • “Certamente…ha ragione…ora noi però…”
  • “Solo i veri filosofi possono comprendere intuitivamente le idee!”
  • “Certo, certo…ora però eminentissimo, si è fatta una certa…noi andremmo…”
  • “La conoscenza è reminescenza!!!”
  • “Senti Dodgson parlaci un po’ tu qui con…”
  • “Aristippo! Enrico Aristippo!”

Il saggio Dodgson con gesto “imperioso” alza le mani e dice:

  • “Torna nelle tenebre, Aristippo, Enrico Aristippo…Arcidiacono e grande traduttore di Platone!”

L’aria si ferma, la stanza della grotta è come in attesa, uno scricchiolio. Poi più nulla. Aristippo era svanito.

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