Quante categorie e tag aprire in un blog?

Le categorie servono, nei blog, ad organizzare i contenuti che, come è noto, sono spesso variegati. Possono essere testi, immagini, video, suoni, sui più disparati argomenti…Tali contenuti vanno ovviamente organizzati in modo che gli utenti li possano fruire nel modo più semplice, intuitivo ed efficace possibile.

Per tale motivo gran parte dei blog oggi presenti online sono facilmente aggiornabili dai proprietari secondo modalità sostanzialmente standard. I cosiddetti “post” sono degli articoli, per intenderci, che possono contenere le varie tipologie di contenuti. Si può pensare ai post come alle unità minime di contenuto di un blog.

Questo che state leggendo è un post contenuto nella categoria Tra l’altro.

Le categorie raccolgono i vari post, sono dei contenitori. Se vengono mostrate, le categorie oltre che come raccoglitori possono servire anche a identificare rapidamente le aree tematiche dei blog.

I tag hanno una funzione, a livello tecnico, molto simile. La differenza tra categorie e tag sta sostanzialmente nell’uso che si è soliti farne e nelle modalità con cui vengono visualizzate dagli utenti. Le categorie vengono in genere decise prima di iniziare a pubblicare i post e vengono spesso visualizzate “in modo ordinato” nella sidebar e vicino al titolo di un post.

I tag vengono invece quasi sempre decisi dopo aver scritto un post e vengono (spesso) visualizzati in calce all’articolo e/o “a nuvola” nella sidebar.

Non sempre è così, ovviamente, ogni blogger può decidere quando “aprire” o “chiudere” una categoria o un tag e come visualizzarle.

In ottica SEO però è importante capire che categorie e tag sono sostanzialmente equivalenti, pur cambiando l’utilizzo che se ne fa, il modo in cui sono visualizzate ed anche il “pezzo” di codice che le riguarda.

E quindi, quante categorie e tag aprire per un blog?

La risposta a questa domanda è semplice: ogni blogger apre tutte le categorie e i tag che vuole.

In ottica SEO però, il numero di categorie e tag aperti ha una sua influenza. Se quindi vogliamo ragionare da SEO la risposta data in precedenza è completamente sbagliata. I SEO vi diranno, giustamente dalla loro prospettiva, che il numero giusto di categorie aperte è quello adatto alla quantità dei post pubblicati. Risposta che lascia comunque spazio ad un’ampia discrezionalità del blogger.
Proviamo a capire il perchè di questa risposta.

  1. Stando alla mia esperienza, nella SEO vale una certa versione del rasoio di Occam, una di quelle riportate da Wikipedia: «È inutile fare con più ciò che si può fare con meno». A Google piacciono, per motivi di cui penso scriverò più nel dettaglio, i siti leggeri, che si caricano velocemente e che sono organizzati in maniera semplice.
  2. Uno dei primi scogli su cui anni fa si è giocata la credibilità dei motori di ricerca è stata la duplicazione dei contenuti.

    Se oggi scaricassi tutti i contenuti di Wikipedia e li ricaricassi su un mio sito internet inserendo delle pubblicità, diventerei miliardario? La risposta ovviamente è no. Questo perchè Google riesce a riconoscere i contenuti copiati, sa che Wikipedia ha pubblicato per prima dei contenuti originali e che io li sto copiando e ripubblicando. Questo è uno dei tanti motivi per cui tra due siti uguali, Wikipedia e la mia copia, Google continuerebbe a far apparire Wikipedia prima per gran parte delle ricerche mentre il mio sito sarebbe bannato vita natural durante dalle serp.

    Se volessimo ritradurre l’idea del “copiare” di Google in parole, si potrebbe dire: “Google considera uguali due pagine con url (indirizzi) diversi e contenuti uguali. In tali casi il primo che ha pubblicato è l’originale, il secondo ha copiato”.

    Pubblicare contenuti non originali, uguali o molto simili ad altri, è la giusta via per iniziare a litigare col motore di ricerca più importante al mondo. Questo è vero da sempre ma più passano gli anni più Google è efficace su questo punto. Tanto che oggi come oggi possiamo affermare che non ha alcun senso pubblicare contenuti uguali (e addirittura neanche contenuti molto simili) a contenuti già presenti online. Questo vale per Google, non in modo così radicale sui social.

    Questa parentesi solo per capire un po’ per quale motivo esiste questo problema dei duplicati.

    Per evitare di cadere in problematiche inerenti alla duplicazione di contenuti, e per ottimizzare al meglio le risorse del proprio sito (e di Google), conviene evitare sempre di creare contenuti uguali. E questo è l’altro problema con cui spessissimo si trova a dover fare i conti chi abusa in termini quantitativi di categorie e tag.

    All’interno dello stesso sito si possono creare molto spesso dei contenuti uguali su url diverse. Un caso tipico è quello di un articolo con due o più tag. Facciamo un esempio.

    Scrivo un articolo su Michelangelo, lo pubblico e lo “taggo” con: “Michelangelo a Roma” e “Michelangelo Cappella Sistina”. Questi due tag sono stati utilizzati entrambi per la prima volta, non ci sono altri articoli taggati con queste due parole. Il contenuto è sempre lo stesso, il mio articolo su Michelangelo, ma le url sono diverse, una è, ad esempio: “http://nomedominio.xx/michlengelo-a-roma/michelagelo.html” e l’altra: “http://nomedominio.xx/cappella-sistina-michelangelo/michelagelo.html”.

    Tutto ciò, in ottica SEO, non ha alcun senso e se viene fatto ripetutamente crea dei problemi di indicizzazione. In questo modo vengono sprecate risorse, sia le proprie che quelle di Google, e si creano delle pagine con “meno valore”. Quale pagina poi si decide di “linkare”? E quale “linkeranno” gli altri?

    Un contenuto, una pagina. Molto meglio.

  3. Uno dei fattori che, anche in questo caso per molti motivi, agevolano l’indicizzazione dei contenuti e migliorano il posizionamento delle pagine è la “frequenza di posting”. Con ciò si intende dire che ha senso tenere una ritmo di pubblicazione il più possibile sostenuto. Questo vale come buona regola di massima per il sito in generale, ma vale anche per ogni pagina in cui i contenuti “scorrono”.

    In un blog tipicamente “scorrono” i contenuti della home page, che vengono aggiornati con una certa frequenza con i nuovi post. Ma scorrono anche i post delle categorie e dei tag. Ogni volta che un nuovo post viene taggato “Michelangelo Cappella Sistina” esso va ad aggiungersi alla pagina di quel tag, aggiornandola.

    Chiaramente più categorie e tag abbiamo, più si dirada la frequenza di aggiornamento di ogni singolo tag e di ogni categoria. A meno che, ipotesi assurda, non inseriremo ogni volta un post in tutte o quasi le categorie taggandolo con tutti o quasi i tag che abbiamo aperto. Questo però porterebbe a creare tutte pagine uguali, come si diceva prima.

  4. Detto questo, resta sempre il fatto che non vi è un numero di tag e categorie corretto a priori, pur decidendo in anticipo quanti post verranno pubblicati ogni mese/settimana/giorno. L’indicazione generale resta comunque quella di non esagerare.

    Evitiamo il più possibile di fare siti con cinquanta articoli e duemila pagina indicizzate su Google!

    Io alla fine ho deciso di far così, aprire tre, forse quattro categorie e nessun tag. Il ritmo di posting che spero di mantenere è di 6/10 post al mese.

    Per aprire un tag, c’è sempre tempo…

    tag

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