Processo alle “humanities” 2

giustizia

Camminava lento nel giardino interno del tribunale il giudice Del Banco. Sembrava osservare l’aria ferma di quello strano ottobre e l’acqua della fontana bianca mentre tendeva l’orecchio ai rumori del cortile.

Aveva l’aria di un antico filosofo immerso in profonde meditazioni; le avrebbe volute, le “profonde meditazioni”, ma non le aveva. Aspettava di trovare il pensiero che lo smuovesse dall’impasse di quella situazione.

Sin da bambino il giudice era solito osservarsi da fuori, immaginarsi visto dall’esterno, per meglio giudicarsi. Precoce predisposizione, quasi un talento, quella del saper giudicare. Forse l’unico talento che gli veniva riconosciuto.

Ed allora si immaginava austero ed appropriato alla solennità del momento, eppure appesantito, affaticato dalla toga e dal tempo.

“I secondi sono dei granelli di sabbia che si poggiano sulle spalle – pensava – granelli leggeri, all’inizio, ma sempre meno…sempre meno…”

Era il tempo alla fine che aveva incurvato le sue spalle – credeva – e sempre il tempo gli aveva rubato quasi tutti i capelli lasciandogli in cambio quella austerità rigorosa.

Non riusciva a pensare a ciò a cui avrebbe dovuto ma sentiva che qualcosa non andava.

Il giudice teneva molto al suo nome, lo aveva protetto, negli anni, da qualsiasi accusa, da qualsiasi sospetto. Aveva schivato, evitato, eluso i colpi alla sua integrità di giudice. Aveva dovuto anche rinunciare a molte cose per questo. Aveva rifiutato i processi più grandi, aveva preso decisioni a metà: il giudice Del Banco non era mai stato “sotto i riflettori”. Finora.

Cos’era successo questa volta? Come aveva fatto a ritrovarsi impigliato in questa situazione?

Non se lo perdonava.

Fu probabilmente una rabbia leggera, un ritrovato orgoglio a far decidere il giudice: non avrebbe letto lui la sentenza.

Dà una strana forza il prendere una decisione, una particolare sicurezza. Ed era come rinvigorito il giudice Del Bianco mentre saliva le scale, come più libero, mentre attraversava le stanze del tribunale. Talmente pervaso da un’improvviso benessere da sorprendersi egli stesso a sorridere garbato all’affascinante avvocatessa Longara. Sorriso troppo ammiccante per uno nella sua posizione, il giudice se ne sarebbe sicuramente pentito, se non fosse già giunto di fronte alla porta della Camera di consiglio.

“Bene, Stefano, direi che ci siamo” – esordì Del Banco

Il giudice Stefano Mariuzzi attendeva paziente il collega da alcuni minuti, affacciato alla finestra.

“Certamente, ci siamo” – rispose Mariuzzi voltandosi.
“Ti ringrazio per avermi aspettato, avevo davvero bisogno di ritirarmi alcuni minuti. In fin dei conti sono otto ore che parliamo di questa sentenza…”
“Figurati…”
“Ho preso una decisione, leggerai tu la sentenza” – Del Banco lasciò trascorrere alcuni secondi, fece risuonare le parole nella stanza. Era pronto a difendere la sua decisione, a qualsiasi costo.
“Bene” – rispose laconico Mariuzzi, riordinando le carte sparse sul grande tavolo di legno.

Il giudice Del Banco restò sorpreso, in fin dei conti sarebbe dovuta toccare a lui la lettura, si aspettava un’opposizione, o forse un ringraziamento. Comunque una reazione. Ed allora aggiunse, come non richiesta giustificazione:

“Sai bene che non sono solito ritirarmi di fronte alle mie responsabilità, sai anche di quanto impegno io abbia messo nello svolgimento del processo e di quanto abbia contribuito alla redazione della sentenza. Eppure, ecco, spero che tu conosca anche la mia riservatezza e quanto non ami questi momenti, la notorietà che nolenti abbiamo avuto in questi giorni…”
“Non preoccuparti” – tagliò corto Mariuzzi, sorridendo.

***

Quando Del Banco entrò nell’aula non era agitato, né calmo, né in nessun altro modo. Vide la calca dei giornalisti, le telecamere, vide gli avvocati e i magistrati.

Tutti si alzarono e il giudice Mariuzzi iniziò a leggere:

“In nome del popolo italiano la corte d’Assise di Roma nello speciale procedimento penale contro le discipline umanistiche e gli umanisti tutti, siano essi storici, artisti, filosofi, critici, storici dell’arte o letterati, ad eccezione degli individui indicati dalla precedente sentenza…Visto l’articolo 789 codice di Procedura Penale, sull’appello proposto da Clio Talìa e dal Pubblico Ministero verso la sentenza emessa in data 4.8.2019, ritenuta la sussistenza dell’aggravante di cui all’articolo 76 numero 3 codice penale ridetermina la pena inflitta agli imputati allo svolgimento di lavori socialmente utili, come indicati dall’articolo 987 del Codice Civile e quindi in ogni caso a lavori che non richiedano lavoro intellettuale di nessun tipo.
Proibiamo inoltre agli imputati di diffondere i loro scritti tramite qualsiasi supporto ed ordiniamo il ritiro dal mercato delle opere precedentemente realizzate se non approvate dagli organi competenti.
Permettiamo agli imputati di provvedere autonomamente ad una propria retribuzione purchè ricevuta a seguito dei lavori sopra indicati e comunque non superiore al “reddito minimo” disciplinato per legge.
La qui presente corte conferma nel resto l’impugnata sentenza e condanna gli imputati al pagamento delle spese del processo del presente grado di giudizio. Ritenuto che allo stato attuale l’unica esigenza cautelare alla condanna degli imputati alla pena oggi irrogata deve essere individuata in quella di prevenire il pericolo di fuga. Ritenuto che sussista tale pericolo in virtù della naturale attitudine degli imputati, anche a seguito di numerosi casi precedenti. Ritenuto che ai fini dei motivi cautelari sopra indicati deve ritenersi idonea la misura del divieto di espatrio da attuarsi tramite ritiro del passaporto e degli altri documenti d’identità validi per l’espatrio.
Per questi motivi applica agli imputati la misura coercitiva del divieto d’espatrio e per effetto prescrive agli imputati di non uscire dal territorio nazionale senza l’autorizzazione del giudice che procede disponendo il ritiro agli imputati del passaporto e degli altri documenti d’identità validi per l’espatrio. Demanda alla cancelleria per gli adempimenti di competenza.
L’udienza è tolta.

2 thoughts on “Processo alle “humanities”

  1. Reply L'altra Clio Set 19,2014 17:07

    Ma come ti vengono codeste storie di fantasia?

    Tanto amare quanto stralunate, proprio per questo verosimili.

    Di questo passo ti troverai l’ufficiale giudiziario alla porta, io ti avviso…

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