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Immaginazione proposizionale e non-proposizionale

Immaginazione proposizionale e non-proposizionale

René Magritte, La Trahison des images (Il tradimento delle immagini), Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles, California - 1928–29

René Magritte, La Trahison des images (Il tradimento delle immagini), Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles, California, 1928–29

Fatte le distinzioni di cui scrivevo negli articoli precedenti (immaginare spontaneo/deliberato, immaginare occorrente/non-occorrente) diviene più chiaro un punto molto importante, ossia perchè per Walton l’immaginare non-proposizionale abbia un ruolo importante nell’attività di far finta. Per immaginare proposizionale si intende immaginare che si dia una certa situazione, un certo caso.

When a subject imagines propositionally, she represents to herself that something is the case. So, for example, Juliet might imagine that Romeo is by her side. To imagine in this sense is to stand in some mental relation to a particular proposition
(Imagination, voce enciclopedica della Stanford Encyclopedia of Philosophy)

Molti degli esempi fatti in questo blog tuttavia sono non proposizionali. I supporti generano verità fittizie prescrivendo di immaginare proposizioni, e tuttavia prescrivono anche immaginazioni non-proposizionali:

è imponendo di immaginare proposizioni che i supporti generano verità fittizie. Ma immaginare non è esclusivamente proposizionale. Immaginare un orso va oltre immaginare che ve ne sia uno. Immaginare di nuotare o di arrampicarsi o di fare un discorso non è solo immaginare di se stessi che uno nuota o si arrampica o fa un discorso, sempre che lo sia anche parzialmente. I supporti prescrivono immaginazioni non-proposizionali oltre a quelle proposizionali. Con ciò non generano verità fittizie, ma le immaginazioni non-proposizionali che sono state imposte costituiscono una parte importante e distintiva dei nostri giochi di far finta.
[Walton, Kendall L., Mimesis as Make-Believe, Harward University Press 1990; trad. it. di Marco Nani, Mimesi come far finta, Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2011, p. 65]

Riassumendo possiamo dire che l’immaginare proposizionale è indispensabile affinchè vi sia una verità fittizia (e dunque anche il parallelismo tra verità e verità fittizia), tuttavia i supporti prescrivono anche immaginazioni non-proposizionali, per quanto esse non siano in grado di generare verità fittizie.

E’ questo uno dei passaggi in cui l’idea di una “svolta immaginativa” sembra essere decisamente giustificata. Infatti non solo è l’immaginazione ad essere centrale, ma anche quella parte dell’immaginazione che è non-proposizionale.
Inoltre va sottolineato che per immaginazione proposizionale Walton non intende semplicemente l’avere in mente una proposizione, bensì «fare qualcosa con una proposizione che si ha in mente» [Ivi, p. 41].

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